La nostra è una storia lunga, complessa, intricata, con molti personaggi, a volte quasi un romanzo.

Difficile, ma bellissima.

Per questo io non mi arrendo.

venerdì 8 marzo 2013

La bellezza - 2012


I primi mesi erano belli anche se facevano paura, avevo un filo d’ansia ogni volta che dovevamo vederci, ero emozionata in modo esagerato, un filo impacciata e timida, avevo paura ad essere me stessa, a lasciarmi andare.
Ero felicissima, nulla poteva toccarmi, ma avevo come la sensazione di innamorarmi di uno sconosciuto e questo faceva paura.
Lui si apriva poco alla volta con me, mi raccontava del lavoro, gli amici e tutti quei dettagli personali che raramente ci eravamo scambiati.
La relazione si evolveva sul lato sentimentale e inevitabilmente su quello fisico.
Non cercavamo più solo gli abbracci e i baci, ma entrambi volevamo sentire davvero, di più l’altro.
Era un’esigenza fisica starsi addosso nonostante il caldo, stringersi fino a farsi quasi male, spingersi oltre le semplici carezze da innamorati.

Dopo un mese di relazione ci fu la prima volta a casa sua.
Eravamo soli, era un pomeriggio caldissimo di agosto e io dovevo fare i conti per la prima volta con il mio corpo.
Odiavo l’idea di finire troppo svestita, odiavo il mio corpo e odiavo l’idea di poter fare brutta figura con lui, che insisteva a dire che gli piacevo davvero, che anche il mio fisico era bello per lui. Ovviamente non riuscivo a crederci.
L’emozione era tanta, la paura anche, ma come mi baciava e come mi stringeva mi faceva sentire bene, mi faceva dimenticare l’odio che provavo verso me stessa. E per la prima volta nella mia vita, mi sfilai l’abito di mia spontanea volontà, lasciandolo zitto per un momento.
Associai quel silenzio al ribrezzo e me ne pentii, ma subito dopo mi sorrise e mi strinse di più a sé, affondando il suo volto nel mio collo e mettendo da parte le mie paranoie per un momento. Ma contrariamente a quello che si può pensare, non bruciammo tutte le tappe quel pomeriggio, perché lui voleva davvero aspettare che io mi sentissi davvero sicura di superare quella tappa con lui. E aspettò altri mesi, prima che succedesse, senza mettermi fretta.

Fu il pomeriggio in cui mi guardò negli occhi e rivelò di amarmi, lo fece guardandomi negli occhi, steso sotto di me, mentre mi accarezzava la schiena.
Sentii il cuore accelerare e sapevo che la mia espressione era quella di un cerbiatto spaventato. Non ero pronta a sentirlo, non sapevo come reagire.
D’istinto lo abbracciai e lui mi strinse, mentre rimanevo muta ed emozionata.
Non ricambiai, perché non sapevo se era vero. Si, mi sentivo innamorata, ma quanto? Lui lo capiva, avrebbe aspettato, disse.
E aspettò davvero, finché non fui davvero pronta e lo rivelai, lo sussurrai, senza nemmeno pensarci, perché lo sentivo vero, lo sentivo dentro.
Eravamo di nuovo a casa sua, a novembre, dove per la prima volta diventammo una cosa sola. E non è solo un termine ripreso dai racconti smielati di casalinghe disperate, non è un modo di dire sdolcinato. Mi sentii davvero parte di qualcosa più grande di tutto il resto, eravamo solo io e lui e nient’altro contava.
Eravamo solo io e lui, stretti, abbracciati, vicini, a ridere, sussurrare, accarezzarci, rimanere in silenzio guardando un film.
Era il tutto, in un momento.

Se c’è una parola che definisce al meglio i mesi passati con lui, questa è “bellezza”.
C’è bellezza nelle sue parole, nella sua voce bassa che mi vibra dentro quando la mia schiena è sdraiata sul suo petto.
C’è bellezza nei suoi occhi, quando mi guardano e sorridono senza dirmi il perché.
C’è bellezza nei suoi gesti, così spontanei e naturali, dolci come quando mi ha regalato un ciondolo a forma di cuore “Così non ti dimentichi di me mentre sei a Berlino”, breathtaking come quando mi ha guardato negli occhi e detto il primo “Ti amo”, indimenticabili come quando mi ha regalato un mazzo di fiori con le rose screziate, quasi introvabili, che mi aveva promesso mesi prima.
Bellezza pura, in tutti quei momenti che sembrano durare secondi, per quanto volano velocemente, in tutti quei giorni passati assieme, in tutte le parole d’affetto che mi scrive o sussurra.

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