Una giornata
fredda, all'inizio di ottobre del 2006, forse pioveva, non ricordo bene.
È cominciato
tutto per scherzo, per gioco, nel modo più assurdo che potreste mai immaginare,
nel modo più pericoloso e sbagliato.
All’inizio,
dare il mio numero di cellulare a quello che era un perfetto sconosciuto doveva
essere solo un passatempo, un modo per giocare col fuoco, sapendo che era
sbagliato e probabilmente pericoloso. Ma quando sei giovane, molto giovane, sei
anche stupida, molto stupida, e il pericolo è un concetto relativo, qualcosa
che non ti tocca, che in realtà non esiste.
Avevo 13
anni. Avrei compiuto 14 anni il marzo dell’anno seguente. Lui 17 e fu subito
sincero con me riguardo l’età. Sottolineo questo fatto perché la mia fu la
prima di una (abbastanza) lunga serie di bugie.
Avevo 13
anni ed ero stupida, si, ma abbastanza sveglia da capire che se gli avessi
detto la verità sulla mia età si sarebbe reso conto che stava conversando con
quella che era poco più di una bambina, la quale portava ancora un simpatico
apparecchio coloratissimo ai denti, i capelli lunghi, lisci e castani, piangeva
per i cartoni animati e passava i pomeriggi al campetto di basket o a dilettarsi
col gioco di ruolo online.
Non
fraintendete, ero anche abbastanza carina dopotutto. Simpatica, ironica, sempre
pronta ad aiutare e circondata di migliori amici maschi. Ho pure vinto la borsa
di studio alla fine della terza media, mica male no?
Ma torniamo
a quel pomeriggio.
Una frase mi
colpì particolarmente, anche se ripensandoci ora poteva essere tranquillamente
una frase usata a “copia & incolla” per qualsiasi altra ragazza avesse
potuto incontrare: “Dai, piccola. Non succede niente.”
La nostra
storia futura deve tutto a quel soprannome, “piccola”. È il soprannome che
viene usato in qualsiasi film, serie tv, libro, fan fiction a lieto fine. È il
classico soprannome che ci si affibbia quando si è particolarmente
rincitrulliti dall’altra persona. E credo fu quello che mi spinse a cedere e
buttarmi, non sapendo cosa avrei trovato, ma mi fidai abbastanza da lasciarlo
entrare a piccoli passi nella mia vita.
Solo una persona al mondo, oltre la sottoscritta, sa la verità assoluta su quel pomeriggio e su questa storia e non è quella che fino a poco fa chiamavo migliore amica, ma la persona che allora, che in quel lontano 2006 chiamavo Best Friend. Una sorella praticamente, che non ho mai perso di vista e alla quale sono immensamente felice di essere rimasta legata nonostante il liceo e l’università.
Un grazie
enorme e un abbraccio a Dora.
Questo è
stato l’inizio di tutto. Quel pomeriggio, quei messaggi, quei primi giorni e le
prime chiamate nelle quali evitavo di parlare temendo che dalla mia voce
capisse quanto ero più giovane di lui.
Io iniziavo
a conoscere Massimo, di 17 anni e lui iniziava a conoscere Debora, di 16 anni.
La ragazza che avrei voluto essere.
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